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Nel 1734,
con la guerra di successione polacca, Carlo
III di Borbone, tolse il napoletano a Carlo
VI; legittimato con la pace di Vienna nel
1738. Carlo III è considerato un re illuminato,
e la città di Bari trasse molti vantaggi dal
suo governo. Nel 1759, lasciò la corona al
fratello Ferdinando VI, per assumere quella
spagnola. A Ferdinando VI, successe il figlio
Ferdinando IV. Per la città di Bari, il settecento
fu un periodo di continui contrasti fra la
nobiltà e il clero, ricchi di privilegi, e
la borghesia attiva ed intraprendente; e fu
segnato dall'opera di acuti ingegni, quali
Alessandro Maria Calefati, archeologo, storico
e linguista; Domenico del Re, medico, astrologo
e matematico; Giacinto Gimma, autore della
prima storia della letteratura italiana; Emanuele
Mola, storico ed archeologo; Niccolò Piccinni,
musicista di livello europeo; Niccolò Putignani,
teologo, storico, ebraista. La rivoluzione
francese non ebbe ripercussioni nel Mezzogiorno,
ma le nuove idee fecero maturare avvenimenti
molto importanti. Nel 1798, si costituì un
governo rivoluzionario. Nel 1806, l'imperatore
Napoleone dichiarò decaduti i Borboni, fece
occupare il Mezzogiorno e pose sul trono il
fratello Giuseppe, il quale lasciò il posto
al cognato Giacchino Murat per assumere la
corona spagnola. Nel 1808 Murat proclamò Bari
capitale e diede il via all'edificazione del
nuovo borgo. Dopo la sua morte (1815), Bari
fu governata dai sovrani borbonici Ferdinando
I, Ferdinando II e Francesco II.
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